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	  <title>La Bibbia Italiana (Итальянский)</title>
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		<title>Бытие глава 39</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 03:53:41 +0200</pubDate>
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				Giuseppe fu menato in Egitto; e Potifar, ufficiale di Faraone, capitano delle guardie, un Egiziano, lo comprò da queglIsmaeliti, che laveano menato quivi.
				E lEterno fu con Giuseppe, il quale prosperava e stava in casa del suo signore, lEgiziano.
				E il suo signore vide che lEterno era con lui, e che lEterno gli faceva prosperare nelle mani tutto quello che intraprendeva.
				Giuseppe entrò nelle grazie di lui, e attendeva al servizio personale di Potifar, il quale lo fece maggiordomo della sua casa, e gli mise nelle mani tutto quello che possedeva.
				E da che lebbe fatto maggiordomo della sua casa e gli ebbe affidato tutto quello che possedeva, lEterno benedisse la casa dellEgiziano, per amor di Giuseppe; e la benedizione dellEterno riposò su tutto quello chegli possedeva, in casa e in campagna.
				Potifar lasciò tutto quello che aveva, nelle mani di Giuseppe; e non soccupava più di cosa alcuna, tranne del suo proprio cibo. Or Giuseppe era di presenza avvenente e di bellaspetto.
				Dopo queste cose avvenne che la moglie del signore di Giuseppe gli mise gli occhi addosso, e gli disse: "Giaciti meco".
				Ma egli rifiutò e disse alla moglie del suo signore: "Ecco, il mio signore non sinforma da me di nulla chè nella casa, e ha messo nelle mie mani tutto quello che ha;
				egli stesso non è più grande di me in questa casa; e nulla mi ha divietato, tranne che te, perché sei sua moglie. Come dunque potrei io fare questo gran male e peccare contro Dio?"
				E benchella gliene parlasse ogni giorno, Giuseppe non acconsentì, né a giacersi né a stare con lei.
				Or avvenne che un giorno egli entrò in casa per fare il suo lavoro; e non cera quivi alcuno della gente i casa;
				ed essa lo afferrò per la veste, e gli disse: "Giaciti meco". Ma egli le lasciò in mano la veste e fuggì fuori.
				E quandella vide chegli le aveva lasciata la veste in mano e chera fuggito fuori,
				chiamò la gente della sua casa, e le parlò così: "Vedete, ei ci ha menato in casa un Ebreo per pigliarsi giuoco di noi; esso è venuto da me per giacersi meco, ma io ho gridato a gran voce.
				E comegli ha udito chio alzavo la voce e gridavo, mha lasciato qui la sua veste, ed è fuggito fuori".
				E si tenne accanto la veste di lui, finché il suo signore non fu tornato a casa.
				Allora ella gli parlò in questa maniera: "Quel servo ebreo che tu ci hai menato, venne da me per pigliarsi giuoco di me.
				Ma comio ho alzato la voce e ho gridato, egli mha lasciato qui la sua veste e se nè fuggito fuori".
				Quando il signore di Giuseppe ebbe intese le parole di sua moglie che gli diceva: "Il tuo servo mha fatto questo!" lira sua sinfiammò.
				E il signore di Giuseppe lo prese e lo mise nella prigione, nel luogo ove si tenevano chiusi i carcerati del re. Egli fu dunque là in quella prigione.
				Ma lEterno fu con Giuseppe, e spiegò a pro di lui la sua benignità, cattivandogli le grazie del governatore della prigione.
				E il governatore della prigione affidò alla sorveglianza di Giuseppe tutti i detenuti cherano nella carcere; e nulla si faceva quivi senza di lui.
				Il governatore della prigione non rivedeva niente di quello chera affidato a lui, perché lEterno era con lui, e lEterno faceva prosperare tutto quello chegli intraprendeva.
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