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	  <title>La Bibbia Italiana (Итальянский)</title>
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	<description>2-я Царств глава 19</description>
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		<title>2-я Царств глава 19</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 11:40:48 +0200</pubDate>
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				Or vennero a dire a Joab: "Ecco, il re piange e fa cordoglio a motivo di Absalom".
				E la vittoria in quel giorno si cangiò in lutto per tutto il popolo, perché il popolo sentì dire in quel giorno: "Il re è molto afflitto a cagione del suo figliuolo".
				E il popolo in quel giorno rientrò furtivamente in città, comavrebbe fatto gente coperta di vergogna per esser fuggita in battaglia.
				E il re sera coperto la faccia, e ad alta voce gridava: "Absalom figliuol mio! Absalom figliuol mio, figliuol mio!"
				Allora Joab entrò in casa dal re, e disse: "Tu copri oggi di rossore il volto di tutta la tua gente, che in questo giorno ha salvato la vita a te, ai tuoi figliuoli, e alle tue figliuole alle tue mogli e alle tue concubine,
				giacché ami quelli che todiano, e odi quelli che tamano; infatti oggi tu fai vedere che capitani e soldati per te son nulla; e ora io vedo bene che se Absalom fosse vivo e noi fossimo questoggi tutti morti, allora saresti contento.
				Or dunque lèvati, esci, e parla al cuore della tua gente; perché io giuro per lEterno che, se non esci, neppure un uomo resterà con te questa notte; e questa sarà per te sventura maggiore di tutte quelle che ti son cadute addosso dalla tua giovinezza fino a oggi".
				Allora il re si levò e si pose a sedere alla porta; e ne fu dato lannunzio a tutto il popolo, dicendo: "Ecco il re sta assiso alla porta". E tutto il popolo venne in presenza del re. Or quei dIsraele se neran fuggiti, ognuno nella sua tenda;
				e in tutte le tribù dIsraele tutto il popolo stava discutendo, e dicevano: "Il re ci ha liberati dalle mani dei nostri nemici e ci ha salvati dalle mani de Filistei; e ora ha dovuto fuggire dal paese a cagione di Absalom;
				e Absalom, che noi avevamo unto perché regnasse su noi, è morto in battaglia; perché dunque non parlate di far tornare il re?"
				E il re Davide mandò a dire ai sacerdoti Tsadok ed Abiathar: "Parlate agli anziani di Giuda, e dite loro: Perché sareste voi ultimi a ricondurre il re a casa sua? I discorsi che si tengono in tutto Israele sono giunti fino alla casa del re.
				Voi siete miei fratelli, siete mie ossa e mia carne; perché dunque sareste gli ultimi a far tornare il re?
				E dite ad Amasa: Non sei tu mie ossa e mia carne? Iddio mi tratti con tutto il suo rigore, se tu non diventi per sempre capo dellesercito, invece di Joab".
				Così Davide piegò il cuore di tutti gli uomini di Giuda, come se fosse stato il cuore di un sol uomo; ed essi mandarono a dire al re: "Ritorna tu con tutta la tua gente".
				Il re dunque tornò, e giunse al Giordano; e quei di Giuda vennero a Ghilgal per andare incontro al re, e per fargli passare il Giordano.
				Shimei, figliuolo di Ghera, Beniaminita, chera di Bahurim, si affrettò a scendere con gli uomini di iuda incontro al re Davide.
				Egli avea seco mille uomini di Beniamino, Tsiba, servo della casa di Saul, coi suoi quindici figliuoli e i suoi venti servi. Essi passarono il Giordano davanti al re.
				La chiatta che dovea tragittare la famiglia del re e tenersi a sua disposizione, passò; e Shimei, figliuolo di Ghera, prostratosi dinanzi al re, nel momento in cui questi stava per passare il Giordano,
				gli disse: "Non tenga conto, il mio signore, della mia iniquità, e dimentichi la perversa condotta tenuta dal suo servo il giorno in cui il re mio signore usciva da Gerusalemme, e non ne serbi il re risentimento!
				Poiché il tuo servo riconosce che ha peccato; e per questo sono stato oggi il primo di tutta la casa di iuseppe a scendere incontro al re mio signore".
				Ma Abishai, figliuolo di Tseruia, prese a dire: "Nonostante questo, Shimei non devegli morire per aver maledetto lunto dellEterno?"
				E Davide disse: "Che ho io da fare con voi, o figliuoli di Tseruia, che vi mostrate oggi miei avversari? Si farebbegli morir oggi qualcuno in Israele? Non so io dunque che oggi divento re dIsraele?"
				E il re disse a Shimei: "Tu non morrai!" E il re glielo giurò.
				Mefibosheth, nipote di Saul, scese anchegli incontro al re. Ei non sera puliti i piedi, né spuntata la barba, né lavate le vesti dal giorno in cui il re era partito fino a quello in cui tornava in pace.
				E quando fu giunto da Gerusalemme per incontrare il re, il re gli disse: "Perché non venisti meco, efibosheth?"
				Quegli rispose: "O re, mio signore, il mio servo mingannò; perché il tuo servo, che è zoppo, avea detto: Io mi farò sellar lasino, monterò, e andrò col re.
				Ed egli ha calunniato il tuo servo presso il re mio signore; ma il re mio signore è come un angelo di io; fa dunque ciò che ti piacerà.
				Poiché tutti quelli della casa di mio padre non avrebbero meritato dal re mio signore altro che la morte; e, nondimeno, tu avevi posto il tuo servo fra quelli che mangiano alla tua mensa. E qual altro diritto possio avere? E perché continuerei io a supplicare il re?"
				E il re gli disse: "Non occorre che tu aggiunga altre parole. Lho detto; tu e Tsiba dividetevi le terre".
				E Mefibosheth rispose al re: "Si prenda pur egli ogni cosa, giacché il re mio signore è tornato in pace a casa sua".
				Or Barzillai, il Galaadita, scese da Roghelim, e passò il Giordano col re per accompagnarlo di là dal iordano.
				Barzillai era molto vecchio; aveva ottantanni, ed avea fornito i viveri al re mentre questi si trovava a ahanaim; poiché era molto facoltoso.
				Il re disse a Barzillai: "Vieni con me oltre il fiume; io provvederò al tuo sostentamento a casa mia a erusalemme".
				Ma Barzillai rispose al re: "Troppo pochi son gli anni che mi resta da vivere perchio salga col re a erusalemme.
				Io ho adesso ottantanni: posso io ancora discernere ciò chè buono da ciò che è cattivo? Può il tuo servo gustare ancora ciò che mangia o ciò che beve? Posso io udire ancora la voce dei cantori e delle cantatrici? E perché dunque il tuo servo sarebbegli daggravio al re mio signore?
				Solo per poco tempo andrebbe il tuo servo oltre il Giordano col re; e perché il re vorrebbegli rimunerarmi con un cotal beneficio?
				Deh, lascia che il tuo servo se ne ritorni indietro, e chio possa morire nella mia città presso la tomba di mio padre e di mia madre! Ma ecco il tuo servo Kimham; passi egli col re mio signore, e fa per lui quello che ti piacerà".
				Il re rispose: "Venga meco Kimham, e io farò per lui quello che a te piacerà; e farò per te tutto quello che desidererai da me".
				E quando tutto il popolo ebbe passato il Giordano e lebbe passato anche il re, il re baciò Barzillai e lo benedisse, ed egli se ne tornò a casa sua.
				Così il re passò oltre, e andò a Ghilgal; e Kimham lo accompagnò. Tutto il popolo di Giuda e anche la metà del popolo dIsraele aveano fatto scorta al re.
				Allora tutti gli altri Israeliti vennero dal re e gli dissero: "Perché i nostri fratelli, gli uomini di Giuda, ti hanno portato via di nascosto, e hanno fatto passare il Giordano al re, alla sua famiglia e a tutta la gente di Davide?"
				E tutti gli uomini di Giuda risposero agli uomini dIsraele: "Perché il re appartiene a noi più dappresso; e perché vi adirate voi per questo? Abbiam noi mangiato a spese del re? O abbiam noi ricevuto qualche regalo?"
				E gli uomini dIsraele risposero agli uomini di Giuda: "Il re appartiene a noi dieci volte più che a voi, e quindi Davide è più nostro che vostro; perché dunque ci avete disprezzati? Non siamo stati noi i primi a proporre di far tornare il nostro re?" Ma il parlare degli uomini di Giuda fu più violento di quello degli uomini dIsraele.
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