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	  <title>La Bibbia Italiana (Итальянский)</title>
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	<description>Деяния глава 18</description>
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		<title>Деяния глава 18</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 19:14:00 +0200</pubDate>
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				Dopo queste cose egli, partitosi da Atene, venne a Corinto.
				E trovato un certo Giudeo, per nome Aquila, oriundo del Ponto, venuto di recente dallItalia insieme con Priscilla sua moglie, perché Claudio avea comandato che tutti i Giudei se ne andassero da Roma, sunì a loro.
				E siccome era del medesimo mestiere, dimorava con loro, e lavoravano; poiché, di mestiere, eran fabbricanti di tende.
				E ogni sabato discorreva nella sinagoga, e persuadeva Giudei e Greci.
				Ma quando Sila e Timoteo furon venuti dalla Macedonia, Paolo si diè tutto quanto alla predicazione, testimoniando ai Giudei che Gesù era il Cristo.
				Però, contrastando essi e bestemmiando, egli scosse le sue vesti e disse loro: Il vostro sangue ricada sul vostro capo; io ne son netto; da ora innanzi andrò ai Gentili.
				E partitosi di là, entrò in casa dun tale, chiamato Tizio Giusto, il quale temeva Iddio, ed aveva la casa contigua alla sinagoga.
				E Crispo, il capo della sinagoga, credette nel Signore con tutta la sua casa; e molti dei Corinzi, udendo aolo, credevano, ed eran battezzati.
				E il Signore disse di notte in visione a Paolo: Non temere ma parla e non tacere;
				perché io son teco, e nessuno metterà le mani su te per farti del male; poiché io ho un gran popolo in questa città.
				Ed egli dimorò quivi un anno e sei mesi, insegnando fra loro la parola di Dio.
				Poi, quando Gallione fu proconsole dAcaia, i Giudei, tutti daccordo, si levaron contro Paolo, e lo menarono dinanzi al tribunale, dicendo:
				Costui va persuadendo gli uomini ad adorare Iddio in modo contrario alla legge.
				E come Paolo stava per aprir la bocca, Gallione disse ai Giudei: Se si trattasse di qualche ingiustizia o di qualche mala azione, o Giudei, io vi ascolterei pazientemente, come ragion vuole.
				Ma se si tratta di questioni intorno a parole, a nomi, e alla vostra legge, provvedeteci voi; io non voglio esser giudice di codeste cose.
				E li mandò via dal tribunale.
				Allora tutti, afferrato Sostene, il capo della sinagoga, lo battevano davanti al tribunale. E Gallione non si curava affatto di queste cose.
				Quanto a Paolo, ei rimase ancora molti giorni a Corinto; poi, preso commiato dai fratelli, navigò verso la Siria, con Priscilla ed Aquila, dopo essersi fatto tosare il capo a Cencrea, perché avea fatto un voto.
				Come furon giunti ad Efeso, Paolo li lasciò quivi; egli, intanto, entrato nella sinagoga, si pose a discorrere coi Giudei.
				E pregandolo essi di dimorare da loro più a lungo, non acconsentì;
				ma dopo aver preso commiato e aver detto che, Dio volendo, sarebbe tornato da loro unaltra volta, salpò da Efeso.
				E sbarcato a Cesarea, salì a Gerusalemme, e salutata la chiesa, scese ad Antiochia.
				Ed essendosi fermato quivi alquanto tempo, si partì, percorrendo di luogo in luogo il paese della alazia e la Frigia, confermando tutti i discepoli.
				Or un certo Giudeo, per nome Apollo, oriundo dAlessandria, uomo eloquente e potente nelle critture, arrivò ad Efeso.
				Egli era stato ammaestrato nella via del Signore; ed essendo fervente di spirito, parlava e insegnava accuratamente le cose relative a Gesù, benché avesse conoscenza soltanto del battesimo di Giovanni.
				Egli cominciò pure a parlar francamente nella sinagoga. Ma Priscilla ed Aquila, uditolo, lo presero seco e gli esposero più appieno la via di Dio.
				Poi, volendo egli passare in Acaia, i fratelli ve lo confortarono, e scrissero ai discepoli che accogliessero. Giunto là, egli fu di grande aiuto a quelli che avevan creduto mediante la grazia;
				perché con gran vigore confutava pubblicamente i Giudei, dimostrando per le Scritture che Gesù è il risto.
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