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	  <title>La Bibbia Italiana (Итальянский)</title>
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	<description>Деяния глава 25</description>
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		<title>Деяния глава 25</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 05:42:22 +0200</pubDate>
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				Festo dunque, essendo giunto nella sua provincia, tre giorni dopo salì da Cesarea a Gerusalemme.
				E i capi sacerdoti e i principali de Giudei gli presentarono le loro accuse contro a Paolo;
				e lo pregavano, chiedendo per favore contro a lui, che lo facesse venire a Gerusalemme. Essi intanto avrebbero posto insidie per ucciderlo per via.
				Festo allora rispose che Paolo era custodito a Cesarea, e che egli stesso dovea partir presto.
				Quelli dunque di voi, dissegli, che possono, scendano meco; e se vè in questuomo qualche colpa, lo accusino.
				Rimasto presso di loro non più di otto o dieci giorni, discese in Cesarea; e il giorno seguente, postosi a sedere in tribunale, comandò che Paolo gli fosse menato dinanzi.
				E comegli fu giunto, i Giudei che eran discesi da Gerusalemme, gli furono attorno, portando contro lui molte e gravi accuse, che non potevano provare; mentre Paolo diceva a sua difesa:
				Io non ho peccato né contro la legge de Giudei, né contro il tempio, né contro Cesare.
				Ma Festo, volendo far cosa grata ai Giudei, disse a Paolo: Vuoi tu salire a Gerusalemme ed esser quivi giudicato davanti a me intorno a queste cose?
				Ma Paolo rispose: Io sto qui dinanzi al tribunale di Cesare, ove debbo esser giudicato; io non ho fatto torto alcuno ai Giudei, come anche tu sai molto bene.
				Se dunque sono colpevole e ho commesso cosa degna di morte, non ricuso di morire; ma se nelle cose delle quali costoro mi accusano non cè nulla di vero, nessuno mi può consegnare per favore nelle loro mani. Io mi appello a Cesare.
				Allora Festo, dopo aver conferito col consiglio, rispose: Tu ti sei appellato a Cesare; a Cesare andrai.
				E dopo alquanti giorni il re Agrippa e Berenice arrivarono a Cesarea, per salutar Festo.
				E trattenendosi essi quivi per molti giorni, Festo raccontò al re il caso di Paolo, dicendo: Vè qui un uomo che è stato lasciato prigione da Felice, contro il quale,
				quando fui a Gerusalemme, i capi sacerdoti e gli anziani de Giudei mi sporsero querela, chiedendomi di condannarlo.
				Risposi loro che non è usanza de Romani di consegnare alcuno, prima che laccusato abbia avuto gli accusatori a faccia, e gli sia stato dato modo di difendersi dallaccusa.
				Essendo eglino dunque venuti qua, io, senza indugio, il giorno seguente, sedetti in tribunale, e comandai che quelluomo mi fosse menato dinanzi.
				I suoi accusatori però, presentatisi, non gli imputavano alcuna delle male azioni che io supponevo;
				ma aveano contro lui certe questioni intorno alla propria religione e intorno a un certo Gesù morto, che aolo affermava esser vivente.
				Ed io, stando in dubbio sul come procedere in queste cose, gli dissi se voleva andare a Gerusalemme, e quivi esser giudicato intorno a queste cose.
				Ma avendo Paolo interposto appello per esser riserbato al giudizio dellimperatore, io comandai che fosse custodito, finché lo mandassi a Cesare.
				E Agrippa disse a Festo: Anchio vorrei udir cotesto uomo. Ed egli rispose: Domani ludrai.
				Il giorno seguente dunque, essendo venuti Agrippa e Berenice con molta pompa, ed entrati nella sala dudienza coi tribuni e coi principali della città, Paolo, per ordine di Festo, fu menato quivi.
				E Festo disse: Re Agrippa, e voi tutti che siete qui presenti con noi, voi vedete questuomo, a proposito del quale tutta la moltitudine de Giudei sè rivolta a me, e in Gerusalemme e qui, gridando che non deve viver più oltre.
				Io però non ho trovato che avesse fatto cosa alcuna degna di morte, ed essendosi egli stesso appellato allimperatore, ho deliberato di mandarglielo.
				E siccome non ho nulla di certo da scriverne al mio signore, lho menato qui davanti a voi, e principalmente davanti a te, o re Agrippa, affinché, dopo esame, io abbia qualcosa da scrivere.
				Perché non mi par cosa ragionevole mandare un prigioniero, senza notificar le accuse che gli son mosse contro.
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